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Storie di giocatori d azzardo

Storie di giocatori d azzardo

Le misi dentro un sacco di plastica e andai vicino alla stazione per venderle. Questo fu un itinerario che feci per parecchio tempo. Casa, autobus, soldi e subito andavo a giocare. Era una sala giochi molto grande con 15 slot machine, ma a me interessava solo la mia che mi stava aspettando! Ormai se qualcuno la provava, diventavo irrequieta e mi dava molto fastidio. Molte cose per fortuna furono ritrovate, ma lei era disperata. Gli disse di trovarmi una stanza dove poter dormire, aggiungendo che non voleva prendersi cura di me. Mi sentivo trattata come un pacco postale.

Io non capivo più nulla. Mi prese di nuovo per il braccio e tirandomi con forza, mi fece salire sulla sua macchina. Con le lacrime agli occhi, continuavo a chiedergli scusa ma era come se non esistessi per lui, non gli interessava nulla. Arrivammo davanti a casa di mia madre e mi disse di scendere. Ancora una volta mi sentii trattata come un pacco postale. Con un filo di voce chiesi di poter entrare e me lo permisero. Due giorni dopo, mia madre mi disse che mio fratello aveva trovato una clinica a Bolzano dove si poteva andare per poter guarire dal gioco.

Quella promessa non fu mai mantenuta. Mi dissero che era una clinica e io mi immaginai una casa, con un corridoio molto lungo e con molte ragazze vestite di bianco. Ma mi sbagliai. Arrivai un anno e mezzo fa qui a Bolzano. Tuttavia, mi sbagliai di nuovo. Dentro trovai, delle persone straordinarie, che erano pronte a spiegarti tutto. Mi trovo ancora in questa struttura, anche se adesso hanno traslocato e la nuova sede è davvero bella. Devo dire che, nonostante abbia avuto anche qui delle ricadute, ho visto dei grandi cambiamenti del mio carattere e nel mio stile di vita.

Il gioco è stato un rifugio, una scappatoia dove potermi nascondere e ho buttato via due anni e più della mia vita. Soldi, bugie a non finire… Non ne è valsa la pena. Avvertimi via email in caso di risposte al mio commento. Con la stessa convinzione con la quale mi dicevo alla sera che non ci sarei mai più tornato, il giorno seguente mi dicevo che avrei vinto tutto. Era incredibile: Quello era un ragionamento riservato solo al momento in cui tornavo a casa. Ecco, diciamo che la colpa era della sfortuna. È ovvio che quando vincevo, il merito era solo della fortuna: Inutile negarlo, il gioco ha sempre dato problemi di convivenza in famiglia. Capitava che io partissi senza preavviso per andare a giocare e questo provocava reazioni anche abbastanza forti da parte dei miei familiari.

Io mi giustificavo dicendo che, in fondo, i soldi li guadagnavo io in famiglia e che comunque non mancava niente. Fino al giorno in cui mi sono trovato senza i soldi per pagare le tasse e ho deciso che era ora di metterci un freno, di dire basta. Di bugie ne avevo raccontate tante, anche se poi sono tutte venute a galla. Diciamo che io vedevo il gioco come un divertimento, nel quale avevo la possibilità di vincere.

Il problema economico si è evidenziato solo recentemente, quando ho esaurito le risorse. Devo dire che la sua risposta è stata abbastanza sorprendente. Mi disse: Fu allora che presi la decisione di affidarle le mie carte di credito ed il bancomat: Per fortuna ha funzionato. Ha fatto tutto lei. Questa è la seconda volta che vengo a Bolzano, e sono passate due settimane dalla prima. Io spero di farcela. Lo spero, perché secondo me è una questione di forza di volontà. Il gioco mi ha dato solo guai. Non mi ha dato niente di positivo, neanche il divertimento, perché era più la rabbia per aver perso che altro.

No, non mi ha dato niente di particolare. Invece, il gioco mi ha tolto parecchio. Tanti soldi. Di tranquillità familiare non è che ce ne sia mai stata molta, ma è soprattutto sulle figlie che ha avuto una ripercussione negativa. Non saprei cose dire. Il gioco è qualcosa di più forte di te, che ti prende e che non sai regolare. Agli altri dico: State lontani da quelle macchine infernali! Vorrei che si sapesse che il gioco è una malattia grave, dalla quale è bene stare lontani, se ci si riesce. In un futuro, col passare del tempo spero di essere capace di amministrarmi senza giocare… o, se non proprio senza giocare, almeno nei limiti di quelle piccole cifre che non disturbano né il bilancio familiare né i miei rapporti familiari.

GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO, TESTIMONIANZA DI ANDREA - The New Addictions

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